SUPERFICIE A CUSPIDE (PLANCHE INOX) 1965

"Cosa succede ad una superficie quadrata di metallo, spessore due millimetri, un metro per un metro, se viene piegata con una macchina a pressione di qualche tonnellata partendo dal centro verso il bordo e facendo poi un'altra piega dalla parte opposta quindici centimetri circa distante dall'altra ma partendo sempre dal centro?

Il risultato è sconvolgente.

Dopo alcuni anni Franco Ghione matematico, grande geometra, venne nel mio studio dicendo: - viene a Roma René Thom, vorrei presentargli una scultura che rappresenti la superficie a cuspide, la più usata nella sua teoria delle catastrofi, ecco alcuni disegni. -Girando per lo studio si accorse che era già pronta lucida e brillante.Per la teoria di Thom la specularità non serve, per me è essenziale ed ho sempre la speranza che qualche scienziato risolva il problema del vortice infinito che vi si rappresenta."



(...) Alcune volte, e per un insieme di ragioni molto complesse, capita che la sensibilità di un artista e di uno scienziato si incontrino e si sovrappongano perfettamente ignorando l’uno l’esistenza dell’altro. E’ questo il frutto di una intuizione comune che pur partendo da presupposti diversi per fini diversi, si nutre degli stessi germi culturali e arriva infine allo stesso risultato.
E’ il caso ad esempio della scultura "Piastra INOX" realizzata da Pierelli nel 1965 e che coincide perfettamente nella forma con la superficie di equilibrio della catastrofe elementare nota col nome di "Catastrofe a cuspide". Ma a quell’epoca la teoria
delle catastrofi di Renè Thom non era
ancora nata. Nascerà poco dopo (1967-1968), e dopo ancora le innumerevoli applicazioni della teoria ai più svariati campi delle scienze umane, naturali e fisiche.
Ed è interessante notare come il modello di catastrofe che più diffusamente ricorre nelle applicazioni, sia proprio quello a "cuspide" quello cioè creato da Pierelli. Forse l’artista cercando effetti di riflessione particolari che riuscissero a decomporre l’immagine del soggetto è arrivato a questa "catastrofe" per vie sue, per sue intuizioni.
  Le superfici speculari di Pierelli hanno per lo più lo scopo di deformare l'immagine riflessa in modo non regolare ponendo noi stessi dentro questo specchio, ritroviamo un'immagine di noi spezzata, contorta, incomprensibile, sempre nuova e piena di suggestioni psicologiche sul nostro senso di noi stessi. L'effetto è ottenuto con delle superfici speculari che hanno, in senso matematico, delle singolarità. sono loro, le singolarità responsabili di questo sgretolamento e assorbimento dell'immagine. Così l'artista seguendo la propria strada, la propria ricerca, il proprio gusto estetico, è entrato nell'universo delle singolarità. Per altre strade e per altri scopi, in altro modo il matematico li l'ha incontrato.

< Franco Ghione >




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