T.E.S.T. Trascinamento di eventi spazio temporali

 

"Un' incontro dinanzi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Anna Imponente, Remo Ruffini ed io.

- ho letto la sua monografia, vorrei

farle realizzare una piccola scultura da consegnare come premio al miglior lavoro che verrà presentato al Marcel Grossmann Meeting che si tiene ogni tre anni, il prossimo sarà qui a Roma.

- mi fa piacere conoscerla professore. ho seguito a suo tempo la vicenda sui buchi neri da lei teorizzati con Wheeler a Princeton................


- già tutto risolto, ora vorrei consegnarle le coordinate di Einstein per ricavarne la forma che deve essere coerente scientificamente. ma lascio a lei la libertà di eseguirla con i mezzi che ritiene più idonei.

Lavoro su commissione! Dopo quindici anni si terrà a luglio il meeting 2000 di nuovo qui a Roma.

Il motivo per il quale in seguito abbiamo stabilito che questa forma piace ad ognuno è che essa rappresenta un archetipo, così come i solidi iperspaziali regolari ed i nodi che la natura usa per le sue creazioni."

 

TEST: Trascinamento di Eventi Spazio Temporali
-------------------------------------------------------------------------------------------
La scultura TEST rappresenta un esempio raro di interazione tra Arte e Scienza, non decodificata astrattamente come risultato di un'analisi critica a posteriori, ma in atto e creativa, tra un astrofisico e uno scultore.
-------------------------------------------------------------------------------------------

Per comprendere il significato della collaborazione tra scienziati e artisti e ritrovarne l'origine storica occorre risalire al rinascimento, a quella Weltanschauung e concezione dell'arte unitaria, come continuo e inscindibile processo conoscitivo della struttura del reale, che era stato alla base dell' esperienza dell'ingegno di Leonardo che, attraverso il disegno, non separava la speculazione scientifica dalla ricerca artistica.
Nel seicento, la scalata al cielo delle grandi macchine delle decorazioni barocche, alimentate dall' opera della fantasia, aveva allentato questo rapporto e coinciso con l'affermarsi, da un lato, della ricerca esatta di comprensione razionale dell'universo operata dalle scienze sperimentali galileiane e, dall'altra, delle poetiche soggettivistiche del gusto e del sentimento, delle beaux arts, e da una stratificazione della pittura per generi specialistici.
Ma nell'ottocento si può osservare un nuovo riflusso di tendenza: i progressi scientifici in campo ottico di H.L.Helmholtz, e chimico di E. Chevreul, servono alla scomposizione del colore dei pittori pointillistes; mentre all'inizio del secolo (1907) la rivoluzione cubista, che muta i concetti di spazio e tempo presentando una simultaneità di visione, si sincronizza con la teoria della relatività speciale einsteniana (1905).
Il rapporto tra Remo Ruffini e Attilio Pierelli non è stato di mente-braccio né propriamente definibile a quattro mani, ma un percorso di lavoro suggerito all'artista da un disegno grafico già esperito scientificamente e ottenuto al computer da M. Johnston e Ruffini, nel 1974, all'università di Princeton.
Questo risultato storicamente acquisito riguardava l'individuazione del moto geometrico di cinque particelle muoventesi nello spazio-tempo secondo l'applicazione di una soluzione delle equazioni di Einstein, la materializzazione in vitro e la replica visibile, della scoperta di un fenomeno esistente nella nostra galassia, il black hole, consistente in una massa stellare che sotto l'effetto della propria gravità viene risucchiata in un collasso gravitazionale.
L'incontro tra Ruffini e Pierelli non è stato casuale: da una parte lo scienziato che, indagando le leggi dell'astrofisica,ha sempre associato l'esattezza dei risultati al riconoscimento di una connaturata eleganza delle formule, quasi una configurazione estetica dei calcoli elaborati. Dall'altra lo scultore che placa le sue ansie geometriche nella contemplazione di complesse simmetrie specchianti, in visioni illusivo-prospettiche costruite su misure proporzionate, a dimostrare la poesia della scienza pura prima che diventi avventura tecnologica.  Nell'elaborazione teorica delle sue ricerche spaziali, Pierelli ha effettuato ricognizioni nella storia del pensiero matematico e delle geometrie non euclidee, derivando le sue forme iperspaziali dalle investigazioni del filosofo e matematico gesuita del Seicento Gerolamo Saccheri. L'intuizione delle potenzialità estetiche di questa nuova forma derivata dall'integrazione delle equazioni di Einstein e descrivente le geodetiche o traiettorie di gravi intorno a un buco nero viene paragonata dallo stesso Ruffini «alla scoperta di pi greco e del cerchio da parte dei Greci, che ha portato all'architettura ellenica e alla colonna» (intervista a R. Ruffini in F. Belionzi, Roma, 1985).  Infatti inizialmente, nel 1981, a cogliere il senso di novità strutturale connesso è stato l'architetto Maurizio Sacripanti che l'ha intesa come uno spazio praticabile col proprio corpo e percepibile sensorialmente (M.  Sacripanti, in Catalogo Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1981).
Il via al nuovo lavoro ha il sapore di una scommessa che lo scultore accetta, di rappresentare cioè con una forma plastica le traiettorie avendone avute le coordinate spaziali, altezza, larghezza e lunghezza, e reinterpretarle come oggetto estetico verificandone col proprio giudizio la "tenuta" artistica.
 Il progetto realizzato appare concettualmente complesso  e di concezione rivoluzionaria: deve descrivere un moto, ma non uno terrestre, come pure fecero i futuristi e Boccioni, nel 1913, con la celebre scultura Forme uniche nella continuità dello spazio, né quello di un grave abbandonato al campo garvitazionale della terra , che cadrebbe in verticale o con moti ellittici o iperbolici. Deve essere simile ad un anello di Moebius ma non così semplice poiché differenzialmente trascinato dal campo di rotazione del buco nero, nella geometria dello spazio-tempo. 
Da qui il titolo-sigla TEST che sta per Trascinamento di Eventi Spazio-Temporali. La scultura quindi non ha versi privilegiati di lettura o un piedistallo d'appoggio che la riconducano a una centralità di visione prospettica: né un "sopra" né un "sotto" né "destra" o "sinistra", ogni punto di vista rappresenta una realizzazione compiuta e differente.
Bisogna anzi immaginarla ruotante, con la superficie estranea a ogni rapporto con la sorgente di luce naturale, (l'"ambientazione" è problema fondamentale della scultura) insensibile a qualunque effetto atmosferico; il contrario insomma di un "Mobile" di Calder che aspetta un soffio di vento per rianimarsi e vivere. Qui solo la luce del metallo definisce e disegna l'apparizione dell'invisibile buco nero ruotante. La materizzazione di questa sequenza di eventi viene ritratta astraendone le sue proprietà e riducendo tutto a una percezione diretta della sua essenza, una Wesenschau.
La rappresentazione è aliena da interpretazioni e suggestioni psicologistiche o fantascientifiche; l'immaginario collettivo può cogliere e attingere una proiezione sentimentale e un' esemplificazione nell'universo, dell'egoismo, poiché si tratta di una forma prensile, che assorbe e risucchia materia. Inoltre il titolo TEST contiene in sé, solo per casuale coincidenza, la sigla ET che rimanda al mitico incontro di un essere umano con l'extraterrestre della favola cinematografica di Steven Spielberg dove l'immagine emblematica del contatto delle dita tra i due era mutuata dall'episodio della creazione dell'Uomo di Michelangelo, nella Cappella Sistina, mentre il ritorno al cielo appariva una mistica scensione sulla scia della cometa natalizia. La tersa e lucida forma di questa scultura può rimandare, in ambito scientifico, alla traduzione della logica matematica nell'istantaneità ideografica operata da Giuseppe Peano (G.C Argan, 1985) verso la fine del secolo scorso. E per rimanere propriamente in campo artistico può collegarsi alla filosofia del Costruttivismo russo, intorno al 1920, e alla prima intuizione manifesta, da parte di Naum Gabo, dell'unità di tutte le forme visibili e dell'esistenza di quelle estetiche solo in conformità a leggi fisiche e matematiche.
Nella situazione più recente, segnata verso la fine degli anni settanta da forti tensioni neoespressioniste e soggettivistiche, o da recuperi storicistici e neomanieristici dell'arte del passato, l'interazione con la scienza ha significato soprattutto l'immissione e l'uso di tecnologie avanzate, la cosiddetta Computer Art. Ma questo avvicinamento attraverso medium totalmente differenti da quelli tradizionali, pur mutando la percezione visiva dell'immagine, può ridursi ad un aggiornamento tecnico nella comunicazione e non incidere sulla novità del messaggio artistico, non mutarne il significato.
Mentre un'istantanea concettualmente e iconograficamente inedita può nascere servendosi di tecniche sperimentate e tradizionali è, proprio perché nuova, espressa e verificata come un modulo di differenti dimensioni e materiali: in forma di un oggetto d'argento di venti centimetri, 1985, in bronzo di cinquanta centimetri, e in tubi d'acciaio, una struttura di 340x470x260 cm, presentata alla biennale Internazionale d' Arte di Venezia del 1986.
Nel silenzio della bottega l'artista ritrova la sua sapiente manualità artigianale, alle prese coi calchi da forgiare nel metallo; e con la mente attenta a non tradire la fedeltà promessa alle misure delle curvature, e farle coincidere col proprio sogno geometrico.
 Il ritrovamento di una forma non d'invenzione, ma con la bellezza semplice e la perfezione di un archetipo esistente in natura, fa quindi rivivere come emozionalità estetica quel sentimento che pure in altro modo dovette provare chi ne fece la prima scoperta.

< Anna Imponente >

 




home || biografia || opere || il museo || news || pubblicazioni || ricerca || credits || e-mail

T.E.S.T.
T.E.S.T. Trascinamento di eventi spazio temporali

 

"Un' incontro dinanzi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Anna Imponente, Remo Ruffini ed io.

- ho letto la sua monografia, vorrei farle realizzare una piccola scultura da consegnare come premio al miglior lavoro che verrà presentato al Marcel Grossmann Meeting che si tiene ogni tre anni, il prossimo sarà qui a Roma.

- mi fa piacere conoscerla professore. ho seguito a suo tempo la vicenda sui buchi neri da lei teorizzati con Wheeler a Princeton................


- già tutto risolto, ora vorrei consegnarle le coordinate di Einstein per ricavarne la forma che deve essere coerente scientificamente. ma lascio a lei la libertà di eseguirla con i mezzi che ritiene più idonei.

Lavoro su commissione! Dopo quindici anni si terrà a luglio il meeting 2000 di nuovo qui a Roma.

Il motivo per il quale in seguito abbiamo stabilito che questa forma piace ad ognuno è che essa rappresenta un archetipo, così come i solidi iperspaziali regolari ed i nodi che la natura usa per le sue creazioni."

 

TEST: Trascinamento di Eventi Spazio Temporali
-------------------------------------------------------------------------------------------
La scultura TEST rappresenta un esempio raro di interazione tra Arte e Scienza, non decodificata astrattamente come risultato di un'analisi critica a posteriori, ma in atto e creativa, tra un astrofisico e uno scultore.
-------------------------------------------------------------------------------------------

Per comprendere il significato della collaborazione tra scienziati e artisti e ritrovarne l'origine storica occorre risalire al rinascimento, a quella Weltanschauung e concezione dell'arte unitaria, come continuo e inscindibile processo conoscitivo della struttura del reale, che era stato alla base dell' esperienza dell'ingegno di Leonardo che, attraverso il disegno, non separava la speculazione scientifica dalla ricerca artistica.
Nel seicento, la scalata al cielo delle grandi macchine delle decorazioni barocche, alimentate dall' opera della fantasia, aveva allentato questo rapporto e coinciso con l'affermarsi, da un lato, della ricerca esatta di comprensione razionale dell'universo operata dalle scienze sperimentali galileiane e, dall'altra, delle poetiche soggettivistiche del gusto e del sentimento, delle beaux arts, e da una stratificazione della pittura per generi specialistici.
Ma nell'ottocento si può osservare un nuovo riflusso di tendenza: i progressi scientifici in campo ottico di H.L.Helmholtz, e chimico di E. Chevreul, servono alla scomposizione del colore dei pittori pointillistes; mentre all'inizio del secolo (1907) la rivoluzione cubista, che muta i concetti di spazio e tempo presentando una simultaneità di visione, si sincronizza con la teoria della relatività speciale einsteniana (1905).
Il rapporto tra Remo Ruffini e Attilio Pierelli non è stato di mente-braccio né propriamente definibile a quattro mani, ma un percorso di lavoro suggerito all'artista da un disegno grafico già esperito scientificamente e ottenuto al computer da M. Johnston e Ruffini, nel 1974, all'università di Princeton.
Questo risultato storicamente acquisito riguardava l'individuazione del moto geometrico di cinque particelle muoventesi nello spazio-tempo secondo l'applicazione di una soluzione delle equazioni di Einstein, la materializzazione in vitro e la replica visibile, della scoperta di un fenomeno esistente nella nostra galassia, il black hole, consistente in una massa stellare che sotto l'effetto della propria gravità viene risucchiata in un collasso gravitazionale.
L'incontro tra Ruffini e Pierelli non è stato casuale: da una parte lo scienziato che, indagando le leggi dell'astrofisica,ha sempre associato l'esattezza dei risultati al riconoscimento di una connaturata eleganza delle formule, quasi una configurazione estetica dei calcoli elaborati. Dall'altra lo scultore che placa le sue ansie geometriche nella contemplazione di complesse simmetrie specchianti, in visioni illusivo-prospettiche costruite su misure proporzionate, a dimostrare la poesia della scienza pura prima che diventi avventura tecnologica.  Nell'elaborazione teorica delle sue ricerche spaziali, Pierelli ha effettuato ricognizioni nella storia del pensiero matematico e delle geometrie non euclidee, derivando le sue forme iperspaziali dalle investigazioni del filosofo e matematico gesuita del Seicento Gerolamo Saccheri. L'intuizione delle potenzialità estetiche di questa nuova forma derivata dall'integrazione delle equazioni di Einstein e descrivente le geodetiche o traiettorie di gravi intorno a un buco nero viene paragonata dallo stesso Ruffini «alla scoperta di pi greco e del cerchio da parte dei Greci, che ha portato all'architettura ellenica e alla colonna» (intervista a R. Ruffini in F. Belionzi, Roma, 1985).  Infatti inizialmente, nel 1981, a cogliere il senso di novità strutturale connesso è stato l'architetto Maurizio Sacripanti che l'ha intesa come uno spazio praticabile col proprio corpo e percepibile sensorialmente (M.  Sacripanti, in Catalogo Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1981).
Il via al nuovo lavoro ha il sapore di una scommessa che lo scultore accetta, di rappresentare cioè con una forma plastica le traiettorie avendone avute le coordinate spaziali, altezza, larghezza e lunghezza, e reinterpretarle come oggetto estetico verificandone col proprio giudizio la "tenuta" artistica.
 Il progetto realizzato appare concettualmente complesso  e di concezione rivoluzionaria: deve descrivere un moto, ma non uno terrestre, come pure fecero i futuristi e Boccioni, nel 1913, con la celebre scultura Forme uniche nella continuità dello spazio, né quello di un grave abbandonato al campo garvitazionale della terra , che cadrebbe in verticale o con moti ellittici o iperbolici. Deve essere simile ad un anello di Moebius ma non così semplice poiché differenzialmente trascinato dal campo di rotazione del buco nero, nella geometria dello spazio-tempo. 
Da qui il titolo-sigla TEST che sta per Trascinamento di Eventi Spazio-Temporali. La scultura quindi non ha versi privilegiati di lettura o un piedistallo d'appoggio che la riconducano a una centralità di visione prospettica: né un "sopra" né un "sotto" né "destra" o "sinistra", ogni punto di vista rappresenta una realizzazione compiuta e differente.
Bisogna anzi immaginarla ruotante, con la superficie estranea a ogni rapporto con la sorgente di luce naturale, (l'"ambientazione" è problema fondamentale della scultura) insensibile a qualunque effetto atmosferico; il contrario insomma di un "Mobile" di Calder che aspetta un soffio di vento per rianimarsi e vivere. Qui solo la luce del metallo definisce e disegna l'apparizione dell'invisibile buco nero ruotante. La materizzazione di questa sequenza di eventi viene ritratta astraendone le sue proprietà e riducendo tutto a una percezione diretta della sua essenza, una Wesenschau.
La rappresentazione è aliena da interpretazioni e suggestioni psicologistiche o fantascientifiche; l'immaginario collettivo può cogliere e attingere una proiezione sentimentale e un' esemplificazione nell'universo, dell'egoismo, poiché si tratta di una forma prensile, che assorbe e risucchia materia. Inoltre il titolo TEST contiene in sé, solo per casuale coincidenza, la sigla ET che rimanda al mitico incontro di un essere umano con l'extraterrestre della favola cinematografica di Steven Spielberg dove l'immagine emblematica del contatto delle dita tra i due era mutuata dall'episodio della creazione dell'Uomo di Michelangelo, nella Cappella Sistina, mentre il ritorno al cielo appariva una mistica scensione sulla scia della cometa natalizia. La tersa e lucida forma di questa scultura può rimandare, in ambito scientifico, alla traduzione della logica matematica nell'istantaneità ideografica operata da Giuseppe Peano (G.C Argan, 1985) verso la fine del secolo scorso. E per rimanere propriamente in campo artistico può collegarsi alla filosofia del Costruttivismo russo, intorno al 1920, e alla prima intuizione manifesta, da parte di Naum Gabo, dell'unità di tutte le forme visibili e dell'esistenza di quelle estetiche solo in conformità a leggi fisiche e matematiche.
Nella situazione più recente, segnata verso la fine degli anni settanta da forti tensioni neoespressioniste e soggettivistiche, o da recuperi storicistici e neomanieristici dell'arte del passato, l'interazione con la scienza ha significato soprattutto l'immissione e l'uso di tecnologie avanzate, la cosiddetta Computer Art. Ma questo avvicinamento attraverso medium totalmente differenti da quelli tradizionali, pur mutando la percezione visiva dell'immagine, può ridursi ad un aggiornamento tecnico nella comunicazione e non incidere sulla novità del messaggio artistico, non mutarne il significato.
Mentre un'istantanea concettualmente e iconograficamente inedita può nascere servendosi di tecniche sperimentate e tradizionali è, proprio perché nuova, espressa e verificata come un modulo di differenti dimensioni e materiali: in forma di un oggetto d'argento di venti centimetri, 1985, in bronzo di cinquanta centimetri, e in tubi d'acciaio, una struttura di 340x470x260 cm, presentata alla biennale Internazionale d' Arte di Venezia del 1986.
Nel silenzio della bottega l'artista ritrova la sua sapiente manualità artigianale, alle prese coi calchi da forgiare nel metallo; e con la mente attenta a non tradire la fedeltà promessa alle misure delle curvature, e farle coincidere col proprio sogno geometrico.
 Il ritrovamento di una forma non d'invenzione, ma con la bellezza semplice e la perfezione di un archetipo esistente in natura, fa quindi rivivere come emozionalità estetica quel sentimento che pure in altro modo dovette provare chi ne fece la prima scoperta.

< Anna Imponente >

 




home || biografia || opere || il museo || news || pubblicazioni || ricerca || credits || e-mail